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Gianni Scardamaglia: una vita ad inseguire la Vigor. Di Giuseppe Zangari

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La potenza di un gesto, un gesto naturale, di una scelta improvvisa, una scelta d’amore, squarcia la fosca coltre dell’uragano dirtysoccerino e illumina di luce nuova il pallone che finisce la sua corsa gonfiando la rete. Potrebbe bastare  questo, in fondo, agli sportivi calciofili della città di Lamezia, traumatizzati e storditi da 27 mesi di tortura, conclusa (almeno in apparenza) con una esecuzione spietata.
E così in una calda estate dell’anno di grazia 2017, come un palloncino sfuggito dalle manine di un bimbo, così si libra lentamente, galleggiando nella volta celeste, “The Crazy Dream” (Il Sogno Folle) di alcuni tifosi vigorini.

Già, proprio quei tifosi buoni solo a dirne di tutti i colori sui Social, quelli incapaci di prendere iniziative e contestare con decisione, che per due anni han fatto ben poco per contrastare l’arroganza, la prepotenza, la crudeltà di una setta satanica che aveva individuato nella Vigor la vittima sacrificale per soddisfare le proprie bieche perversioni personali. A parte “STRISCIONOPOLI”, al quale va riconosciuta una sottile e costante efficacia di logorìo nervoso e sputtanamento urbano verso i diabolici protagonisti della distruzione della Vigor Lamezia Calcio S.r.l.
Adesso i tifosi si sono mossi eccome!….

Al “Crazy Dream”, si è “agganciato” senza tante esitazioni Chi ha inseguito la Vigor una vita intera. Ogni anno con rinnovata speranza, con tenacia, con rabbia a volte malcelata, con rammarico, con qualche rimpianto, con qualche illusione, ma sempre con grande dignità e con la signorilità che lo contraddistingue. Chi sente quasi di esser nato per allenare la Vigor, Adesso può, a 64 anni, munirsi di martello e scalpello e modellarla a suo piacimento, la Sua Vigor.
Non c’è dubbio che la scelta del Maestro Gianni Scardamaglia di accettare la panchina della neonata ASD Vigor 1919 nella categoria più bassa del calcio italiano, la Terza, sia un Gesto Bellissimo, un Gesto Naturale. Forse un po’ folle, ma dettato dall’amore e dal desiderio viscerale tenuto dentro per una vita.
Tutta la sua esperienza, saggezza, umanità messa al servizio di una passione che prova a rigermogliare fra il popolo vigorino, coinvolgendo più generazioni.
Una overdose di umiltà da parte di Scardamaglia.

Una scelta che ha lasciato interdetti molti addetti ai lavori e non solo. I “Chi te l’ha fatto fare?!”, si stanno sprecando….
Un’ occasione unica anche per chi ha provato, fra i tanti ragazzi lametini, a fare carriera nel calcio, ma poi ha desistito intraprendendo altre strade. Adesso possono giocare con la Vigor divertendosi, se credono, accettando una sfida suggestiva. Un’occasione anche per i più giovani che possono essere istruiti e consigliati dal Prof. Gianni Scardamaglia.

Se i tifosi si limitano a critiche e invettive virtuali non va bene, poi quando scendono in campo (in ogni senso è il caso di dire), dando vita all’ ASD Vigor 1919, non va bene lo stesso; “sarebbe stato meglio se avessero evitato….”. Classico contraddittorio ragionamento (che già a chiamarlo tale…) “abbastanza lametino”.

“Sono nato a Nicastro nel 1952, da genitori nicastresi. Mamma era casalinga, mio padre lavorava allo zuccherificio. Morì precocemente nel 1965, io avevo appena 12 anni. Sono il quinto di 8 figli (5 maschi, 3 femmine). Un fratello l’ho perso un po’ di anni fa con una malattia, viveva in Australia.
Ho fatto il Magistrale a Nicastro, poi mi sono iscritto all’Università a Messina, ma a 19 anni ho iniziato a fare le prime supplenze nella scuola, cosa che si è protratta per sei anni”.
Inizia a raccontarsi così Gianni Scardamaglia in una intervista che è un fiume di aneddoti, di nomi e personaggi che han fatto la povera storia calcistica di Lamezia degli ultimi 30 anni, ma che è anche una lezione di una vita semplice, dedita alla famiglia, al lavoro e ad una travolgente passione: il calcio. Una passione accompagnata dall’eterno desiderio di allenare la Vigor. Un desiderio che sembrava dovesse oramai rimanere tale. Ma la Vita è strana, la Vigor è strana….

Allora Maestro, Mister, Professore, Scrittore Scardamaglia…. nel frattempo giocavi pure a calcio evidentemente.
“Sì, dai 17 ai 21 anni sono stato nelle giovanili della Vigor, fino alla Beretti. Poi ho giocato nel Sambiase in Promozione, quindi al Cotronei e nell’Atletico Lamezia (attuale Promosport). A 25 anni ho fatto il servizio di leva e di fatto ho smesso, anche perché mi sono trasferito a Milano dove sono entrato di ruolo. A 27 anni mi sono sposato. A Lamezia sono ritornato a 31 anni. Ho tre figli maschi. Il maggiore vive a Bologna, il secondo a Milano, il terzo a Lamezia. Ho tre nipotine di 6 anni, venti e quindici mesi. Per sentirmi nonno, devo partire spesso. I miei figli però, appena possono, fanno una scappata a Lamezia”.

Tornato a Lamezia nel 1983 e subito ti sei rituffato nel calcio…..
“Precisamente. Svolgendo il doppio ruolo di allenatore-giocatore allo Scinà”.

Ci avviciniamo quindi ai 35 anni di panchina…
“Nel 1984 feci il corso a Catanzaro per conseguire il patentino di allenatore nei Dilettanti e l’anno successivo allenai la Nuova Bella. Quindi per un quadriennio sono stato all’Adelaide (che in cinque anni dalla Prima Categoria raggiunse, nel 1989, la C2, n. d. zetagi) curando gli Allievi e la juniores e vincendo ogni anno i campionati. L’Adelaide si trasferì a Chiaravalle  ed io con lo staff tecnico e molti giocatori passammo alla Vigor che già era in C2. Facevo il secondo a Baroncini e quando fu esonerato, ebbi la responsabilità della prima squadra nelle gare contro la Cavese e proprio l’Adelaide Chiaravalle.  A Baroncini subentrò Giorgio Sereni, un signore nella vita ed un eccellente allenatore, che mi teneva in grande considerazione”.

Nelle giovanili dell’Adelaide c’erano dei ragazzi che andrebbero ricordati…
“Assolutamente sì. Basta pensare che negli Allievi in particolare ho avuto Pasqualino Gagliardi, Antonio Caputo, Antonio Gatto, Antonio Viterbo, Tony Lio”.

Si arriva quindi all’anno della Riforma dei tornei dilettantistici anche in Calabria. Le prime otto dei due gironi di Promozione, avrebbero dato vita all’Eccellenza.
“Ed io andai a Tropea con Nicola Samele ds, che però dopo un mese andò via. Rimasi fino a metà campionato, ma la squadra, arrivando settima, non ebbe problemi ad acquisire l’Eccellenza”.

Siamo al 1989….
“… E vado in montagna a Decollatura dove vinco il campionato di Prima Categoria, portandomi anche qualche ragazzo dell’Adelaide: Viterbo, Caputo, Serra. Poi ho fatto due anni col Nicastro in Promozione, raggiungendo il secondo anno i playoff, e a seguire un anno alla Promosport”.

Nel 1993 – 94 il “rientro” nella Vigor…
“Precisamente l’anno di Ernesto Costantino in panchina. Curavo la Beretti. Per circa 20 giorni mi sono occupato della Prima Squadra in C2, il periodo intercorso fra l’esonero di Costantino e l’arrivo di Carlo Orlandi. Si retrocesse, ci furono problemi finanziari e in extremis si iscrisse la squadra in Promozione. Mi fu affidata la panchina, ma rimasi tre mesi e passai subito alla Promosport, che era fra l’altro nello stesso girone. Era l’anno in cui gli allenatori potevano trasferirsi da una società all’altra”.

Ennesimo ritorno alla Vigor quindi o meglio al Comprensorio Vigor Lamezia, in quanto la Vigor gestita da Enzo Saladino era ancora presente in Promozione.
“Era cominciata l’era Cantafio-Gaetano con Donnarumma ds e Trapasso allenatore. Vinsi il campionato con la Juniores che annoverava Torchia, Nosdeo, Vitale, Arcuri, Saladino, Bevilacqua”.

L’anno dopo però al “richiamo” di un amico, non hai saputo dire di no.
“Nicola Samele mi volle fortemente al Sambiase in Promozione. Vincemmo il campionato. Avevo Romagnuolo, Francesco Bassarelli, Caravella, Gianluca Torchia, Carrozza, Vitale, Stella, Leonardo Viterbo, Burgo. L’età media era molto bassa. In Eccellenza si aggiunsero Messina, Papatolo, Arcuri, Alessandro Torchia e disputammo un buon campionato.

Nicola Samele però, “catturato” da Cantafio, ti avrebbe voluto alla Vigor
“Non accettai. Avrei dovuto fare il secondo a Spelta, aiutarlo, ma a Sambiase ero molto ben visto, ero stato accolto benissimo. Non me la sentii di lasciarli anche in virtù dei tanti giovani che stavo plasmando e su cui volevo continuare a lavorare”.

Non ti sei mai pentito della scelta? Te lo chiedo in quanto come “secondo” poi andò Gennaro Pulice che, bypassando la parentesi di Pallavicini in panchina, si ritrovò nel 2000-01 ad allenare la prima squadra.
“No perché ero convinto che il binomio Samele-Cantafio non andasse bene (in effetti così fu… n.d.zetagi) . Erano troppo simili per certi aspetti. Mentre io e Samele formavamo una coppia ben assortita: Lui esplosivo, esuberante, io più riflessivo, più pacato. E’ vero che avrei potuto avere anch’io la possibilità di allenarla. Del resto il sogno di un allenatore lametino è logico sia quello di allenare la Vigor”.

Nicola Samele
Nicola Samele. Non del tutto apprezzato nel movimento calcistico lametino.
“Per me è stato uno dei migliori dirigenti di calcio con i quali ho lavorato. Aveva la giusta mentalità del ruolo. Non entrava mai nelle questioni tecniche, prendeva i giocatori che gli indicavo, trasmetteva serenità negli spogliatoi, si affezionava ai giocatori. Talvolta faceva il burbero, ma sapevamo che era un “buono”. Peraltro era una persona preparata; anche lui aveva fatto studi simili ai miei, utili quindi al ruolo che svolgeva. E cmq con lui ci volevamo bene e ci stimavamo”.

Ti sarai chiesto tante volte perché in seguito non hai più avuto l’opportunità di allenare la Vigor….
“Non so esattamente perché dirigenti e direttori susseguitisi non hanno mai pensato alla mia figura. Forse anche perché lavoravo e preferivano orientarsi su allenatori professionisti. Può essere una ragione. Forse pure il mio carattere troppo pacato, tendente al buonismo, potrebbe essere stata un’altra discriminante”.

C’era anche l’opzione: “Non si può dare in pasto, in una piazza di serie C come Lamezia, il nome di un allenatore locale”…. Però poi avvenne…
“Appunto, poi è successo, quindi si sono autosmentiti. E cmq Massimo Costantino se l’è cavata abbastanza bene e anzi non è stato valorizzato appieno. Ricordo con piacere Massimo. Mi diede una grossa mano alla Promosport, dove ogni tanto anche giocava. E’ un ottimo professionista. Come peraltro Salerno e Morelli, che ho avuto giocatori rispettivamente nel Nicastro e nella Promosport”.

IL Vicepresidente dell’ASD Vigor 1919 Nuccio Sirianni con i tecnici Antonio Chirumbolo e Gianni Scardamaglia durante lo stage del 10 Settembre al “Remo Provenzano” di Lamezia Terme

Nel 1999-2000 altro ritorno alla Promosport in Promozione….
“C’era una certa ambizione e fu allestita una squadra competitiva. Portai con me mezzo Sambiase e anche il portiere Saverio Bevilacqua . Disputammo un gran bel campionato lottando fino alla fine per le prime posizioni. Arrivammo terzi. La Promosport è stata sempre un rifugio per chi cercasse una stagione di quiete. Ambiente sereno dove ho avuto la fortuna di conoscere dirigenti bravissimi. Ricordo Antonio La Gamba, Ovidio Taranto, che avevano mentalità avveniristica e con attenzione prioritaria per il settore Giovanile”.

Mi concedo una digressione da intervistatore. Concordo sulla Promosport e mi rammarico che Lamezia Terme, non solo il calcio cittadino, abbia perso un soggetto come Antonio La Gamba, bravissimo imprenditore, trasferitosi all’estero per causa di “Forze Maggiori”…. “Ambientali” definiamole…. E ci siamo capiti.

Nella “Catena dei Ritorni” non poteva mancare il Nicastro…
“C’erano i miei omonimi fratelli Scardamaglia a gestirlo, ma con uno staff dirigenziale di primordine: L’avv. Nicolino Zaffina, l’arch. Vasta, Tonino Caccamo. Una dirigenza di un livello ben superiore alla Promozione. Rimasi due anni. Il secondo arrivammo ai playoff. Anche in questa esperienza mi portai i “soliti ragazzi”, quelli cresciuti nella Vigor. C’erano anche il portiere Paolillo e  Angelo Sacco. Mai capirò perché non sia stata data loro l’opportunità di giocare in C, ma neanche in D. Gente come Romagnuolo, Alessandro Torchia, Antonio Arcuri, Francesco Bassarelli, ma anche altri, è proprio incomprensibile come non abbiano mai concesso loro fiducia”.

Mimmo Nosdeo, classe 1978
Uno dei casi più vistosi si verificò nel 2001 – 02, primo anno della gestione Mercuri. In organico vi erano Marco Foderaro e Mimmo Nosdeo, chiaramente superiori al gruppetto arrivato dalla Reggina: Aloi, Alderuccio, Berlingieri, Esposito. Tutti ben presto estintisi in categorie inferiori. Eppure i due locali furono emarginati….
“Nel 1995-96 avevo Nosdeo nella Juniores, mentre Marco Foderaro era negli Allievi. Erano già molto forti. Sono in effetti stati trascurati oltremodo. Ma è il “solito” discorso. All’epoca c’erano i ragazzi della Reggina, più tardi ci sarebbero stati quelli del Parma. E si è continuato a trascurare ragazzi anche di grande talento. Ad esempio Francesco Umbaca, che per qualità tecniche non ha eguali negli ultimi dieci anni. Mi fa piacere che abbia riottenuto l’idoneità per giocare, ma Umbaca avrebbe dovuto avere spazio nell’ultimo torneo di C disputato dalla vecchia Vigor.

Un caso misterioso fu quello di Pietro Voltasio. Fece quel meraviglioso gol al Catanzaro, poi nelle successive sette partite gli concessero solo qualche scampolo nel finale e neanche di seguito.
“Vero è che oggi gioca in D, sebbene sia stato in grandi piazze come Campobasso e Taranto e non abbia il talento virtuoso di Umbaca, ma lo conosco bene, avendolo avuto due anni nelle giovanili. Anche lui avrebbe meritato fiducia ma…. Dovrei ripetere il discorso di prima”.

Eravamo arrivati nel 2003….
“….e vado ad Amantea in Promozione. Era terza, ma cercava maggiori garanzie tecniche in per vincere il campionato. C’era un manto erboso eccezionale e tanto entusiasmo. Mi ritrovai con Paolillo e Pasqualino Gagliardi che mi avevano assillato per andare lì: “Mister se non venite voi, il campionato non lo vinciamo!..”, mi dicevano. Lo stesso sindaco di Amantea mi contattò. Chiamai alcuni dei “miei ragazzi: Torchia, Antonio Viterbo, Caravella. Fu una cavalcata splendida, accompagnata da mille spettatori nelle gare casalinghe”.

Mister Scardamaglia durante i festeggiamenti dopo la vittoria del campionato ad Amantea

Pasqualino Gagliardi
Pasqualino Gagliardi, come non ricordarlo….
“Dal punto di vista tecnico uno dei migliori del vivaio lametino. Lo feci esordire nella juniores a 14 anni. Andò subito a Poggibonsi, ma dovette tornarsene avendo la mamma ammalata. A 17 anni lo portai con me a Tropea, dove in 10 partite fece 10 reti. Poi ha girato tanto, con l’apice toccato a L’Aquila in  D insieme a Gianluca Cugnetto. Vinse il campionato. E’ stato anche a Ragusa. Ad Amantea ovviamente fece la differenza. Aveva un repertorio di finte e controfinte, capace di sbilanciare l’intera difesa avversaria. Non solo, era abilissimo a mandare in gol i compagni. Aveva due piedi da favola. Un ragazzo molto intelligente, dal carattere gioviale, che sdrammatizzava tutto. Ricordo in prossimità di una partita delicatissima, si infilò sotto il tavolo… gli chiesi: “Pasqualino, cosa fai lo scemo?”; mi rispose: “Mister sto “cercando” gli stimoli…”.

L’Amantea però non ti confermò.
“Il calcio è strano. Un procuratore suggerì alla dirigenza un allenatore non calabrese. Si pentirono ben presto e dopo tre giornate mi richiamarono. Rifiutai. Rimasi fermo quindi nonostante avessi vinto un campionato. Nel 2005 ho avuto il tempo di studiare e quindi sono andato a Coverciano. Una fatica enorme arrivarci. Per i Dilettanti c’erano solo 10 posti e occorrevano punteggi abnormi oltre al superamento di due prove scritte. Le superai ed entrai, ritrovandomi con tanti grandi nomi: Moriero, Calori, Nela, Incocciati, Eranio, Michele Serena, Filippo Galli, Antonio Conte. C’erano pure Rigoli e Campilongo. Devo dire cmq ragazzi eccezionali, la maggior parte dotata di grande umiltà. Con alcuni mi sento tuttora”.

Filippo Galli con Gianni Scardamaglia a Coverciano

Conte lasciava presagire la “grandezza” oggi raggiunta?
“Aveva la smania di fare l’allenatore a certi livelli. Studiava, si aggiornava, voleva essere in primo piano. Aveva già una grossa personalità e la grinta che aveva in campo, l’aveva conservata per la panchina. E poi era nel “giro” che contava. Molto legato a Moggi, anche ad Agnelli. Così dopo qualche anno di apprendistato ad Arezzo, con l’Atalanta, è poi esploso a Siena e Bari. Poi i legami con l’ambiente della Juventus, gli hanno consentito di dimostrare tutto il suo valore. Ma è chiaro che è bravo”.

Nel 2005 – 06, fresco di patentino per la C, circolò con insistenza il tuo nome per la panchina della Vigor….
“Uno dei miei idoli vigorini, Tonino Vitale, mi prospettò una possibilità. Nella Vigor era ritornato l’imprenditore Ermanno Guzzi con cui lui fece il ds nella vecchia C2 nel 1979-80. Ci fu un pour-parlér, ma poi si affidarono a Nicola Provenza. In corso d’opera mi “rifugiai” ancora alla Promosport, contribuendo alla salvezza”.

Francesco Pedone
E apriamo un altro capitolo del tuo lungo percorso…
“Avevo mantenuto buoni rapporti con i colleghi di Coverciano. Uno di loro, Francesco Pedone (da quest’anno nelle Giovanili della Juventus), mi fece più di una proposta, compresa quella di affiliarmi con un procuratore in grado di trovare una sistemazione anche in C. Gli spiegai che io ero impegnato con il lavoro di insegnante e non avrei potuto. Lui però mi richiamò e mi propose di fare l’osservatore, mettendomi in contatto con Fabio Paratici, all’epoca Capo Osservatori alla Sampdoria. Firmai un contratto e per un anno feci diverse relazioni su calciatori giovani”.

Poi un Grande Amico si ricorda nuovamente di te…..
“Nicola Samele. Non si persuadeva, quasi non sopportava che non allenassi più. E mi propose, nonostante fossimo a marzo, di andare allo Scalea in Eccellenza, allestito per vincere il campionato. Avevano il problema di non riuscire a vincere le gare interne, mentre fuori lo score era ottimale. Era uno squadrone: Pino Tortora, Parentela, Marco Foderaro, Leonardo Viterbo, Granata… Fu un sacrificio anche fisico. Uscivo da scuola alle 13.30 e mi precipitavo alla stazione per prendere il treno per guidare gli allenamenti. Riuscimmo ad agguantare i playoff e vincere la semifinale, ma in finale contro quella super corazzata del Taurianova non vi fu nulla da fare”.

E hai trovato la forza e l’umiltà di rimetterti in discussione scendendo di categoria..
“L’anno successivo mi vollero a Curinga in Prima Categoria. Non arrivò la vittoria del campionato come si sperava e disputammo i playoff. Nel 2010 tornai ad Amantea in Eccellenza e quindi ancora due anni alla Vigor (ho perso il conto dei “Ritorni”…n.d.zetagi).  Mi presi cura degli Allievi. E trovai ragazzi di notevole spessore: Voltasio, Umbaca, Chirumbolo, De Sensi. Da allora non ho allenato. Ho fatto scouting con il Cosenza, collaborando con lo staff tecnico, grazie alla stima e fiducia del Presidente Guarascio che mi ha spesso chiesto consigli e consulenze. Tengo a dire che ho mantenuto eccellenti rapporti con Paratici anche adesso che è alla Juventus, Invernizzi della Sampdoria e Sartori dell’Atalanta”.

Prove Tecniche del “4-4-2 Scardamagliano” durante lo Stage del 10 settembre al “Remo Provenzano”…. (immagini di Pasquale Emanuele Cerra e Pasquale Falvo)
Qual è il modulo da te preferito ?
“Non credo molto ai moduli anche se un allenatore moderno dovrebbe conoscerli tutti. Fra i dilettanti poi non hai il tempo necessario per farne di particolari e sofisticati e gli stessi giocatori non vanno stressati con alchimie di vario genere. Credo che il 4-4-2 sia l’ideale per loro. Di semplice attuazione, applicazione e comprensione. Di solito attuo questo. Mi piacciono anche il 4-3-3 e il 4-2-3-1, ma dipende dai giocatori a disposizione. Nel 4-4-2, uno deve avere doti da trequartista. Se vuoi vincere un campionato un fantasista, suggeritore, ci deve essere, altrimenti è più difficile. Ed in ogni caso è importante saper cambiare modulo nel corso delle gare”.

Mi pare di capire che la difesa a 4 cmq è la preferita.
“Sì quella sì. La difesa a 3 è difficile da metabolizzare per i movimenti da fare. Per cui se hai i calciatori a disposizione tutti i giorni, si potrebbe provare, altrimenti meglio a 4 o a 5 che prevedono esercitazioni più semplici”.

La difesa a 3 necessita di esterni forti e di gamba….
“Assolutamente. Quando vinsi a Sambiase avevo Leonardo Viterbo e Senese che fecero letteralmente la differenza, sia per la spinta continua che offrivano, sia per l’abilità in fase realizzativa: 8 gol Viterbo, 6 Senese. A Scalea giocai una carta d’astuzia invece. Anziché far scendere uno dei due terzini, facevo partire un difensore centrale, De Luca. Gli avversari spesso rimasero interdetti e De Luca quell’anno fece 5-6 gol”.

La tua coppia di attaccanti ideale ? Uno fisicamente strutturato e un altro più mobile che gli gira attorno?
“Sì, la coppia classica. Oggi vanno più di moda gli attacchi a tre, con un perno centrale e due larghi dietro, ma quando si deve ripiegare nella fase di non possesso, il centrale rimane troppo isolato. Meglio due punte che si aiutano e si cercano e uno dei due capace anche di tener palla e far salire la squadra. Tengo però a dire che ho sempre prediletto di fare la partita, di costruire gioco, sin da quando la palla ce l’ha il portiere. Per fare la fase difensiva basta parlare con i calciatori e se sono ben disposti non è complicata. La cosa difficile per tutti oggi è costruire gioco. Figuriamoci fra i dilettanti con i problemi di allenarsi insieme e con esigenze di orari diversi”.

Quanto ti è servito nel mestiere di allenatore, il tuo ruolo di insegnante nella vita sociale .
“Bella domanda. Vorrei scrivere un libro su questo. Per me è La Stessa Cosa. In 43 anni di scuola ho avuto grandi soddisfazioni. In 33 anni di calcio uguali soddisfazioni. Nel calcio ovviamente ho incontrato ragazzi più grandi, ma in ambedue i contesti ho sempre cercato di dare tutto me stesso sia dal lato umano che professionale. In entrambi i casi ho provato ad insegnare qualcosa e a trasmettere buoni princìpi. In entrambi i casi alla fine c’è il verdetto dei risultati. A volte ci sarò riuscito, a volte forse no, ma una delle soddisfazioni più belle è che a distanza di anni riscontro riconoscenza verso la mia persona in entrambi gli ambiti. La funzione di insegnante è davvero uguale, sia nella scuola che nel calcio. Anche se nel calcio ci sono allenatori che pensano di scoprire l’acqua calda e si atteggiano a maghi e istrioni, ma qui entreremmo in altri discorsi”.

A proposito di ”scrivere un libro”, il maestro Gianni Scardamaglia fa anche lo scrittore. Le sue pubblicazioni: “Il Maestro G e la Gelmini” (titolo vagamente “gaberiano”) e di recente “Cuore”. Ma non si fermerà qui. Con il nuovo anno alle stampe sarà dato un libro sulla città di Lamezia.
Non solo libri. IL Professorino Scardamaglia ha pubblicato dei volumi in carta patinata sulle Società Sportive Lametine e sugli Atleti distintisi ad alti livelli negli sport individuali: “PROTAGONISTI”. Con illustrazioni e foto degli atleti di ogni squadra e disciplina, nonché con storie di personaggi e società del passato.
Inoltre da molti anni collabora attivamente con il sito sportivo “Cittasport.it”, di cui è uno dei fondatori.
E’ stato pure una delle firme più prestigiose del periodico sportivo “Senzatitolo”, edito a Lamezia dal 1996 al 2003. Si firmava con lo pseudonimo “IL MADAGASCAR”, che altro non era se non un anagramma del suo cognome.

Siamo nel 2017. A parte il caso calcisticamente “drammatico” di Felice Natalino, al quale va l’Oscar della sfortuna, ancora siamo fermi alle carriere di Pileggi in A e di De Sensi in B. Per il resto solo apparizioni e brevi parentesi in B per Angotti e Giovanni Foderaro. Lamezia Terme non ha prodotto altro a quei livelli….Perchè?
“Se analizziamo i due casi in questione, emerge un particolare: né Pileggi, né De Sensi (nella foto sopra in gol in una amichevole estiva Palermo – Flamengo) sono passati per la Vigor Lamezia prima di spiccare il volo. Evidentemente chi negli ultimi decenni ha contato, teneva le fila nell’ambito dell’area tecnica, non ha mai pensato di valorizzare i propri giovani. Alcuni hanno perso treni importanti per diverse circostanze. Uno con i piedi di Tony Lio è una bestemmia che non abbia giocato stabilmente almeno in C, che sarebbe stata anche stretta. Ha avuto occasioni di andare in serie superiori, ma ebbe problemi a svincolarsi. Lo stesso Pasquale Gullo sarebbe dovuto approdare al Foggia; non so come poi finì al Licata. Andando a ritroso nel tempo, gente come Antonio Carlei, i fratelli Gatto, Vitale, Vitalone, Galeno, Grandinetti,  avrebbero meritato almeno la B. Più avanti non ebbe fortuna il talento di Bruno Miletta, che era andato a Caserta e perfino a Torino, ma che oggi giocherebbe in B ad occhi chiusi. Ma lo stesso Pasqualino Gagliardi. E’ spesso mancato il coraggio di mettere in Prima Squadra i ragazzi locali. Poi negli ultimi anni sono subentrate altre pratiche…. Al contrario a Cosenza e provincia si è seminato bene, tanto è vero che negli ultimi 20 anni, molti giocatori di quel territorio hanno raggiunto la a, la B, qualcuno perfino la Nazionale. Tuttora ce n’è una decina ad alti livelli fra cui Berardi, i fratelli Gatto…. ”.

“Altre Pratiche”…. Ti riferisci ai famosi patti di “valorizzazione” che intercorrono fra Club di A e B e Società minori.
“Non dico il Parma perché altrimenti si pensa mi riferisca solo alla Vigor del recente passato, ma quando il Milan, la Juventus, l’Inter, ti mandano dei ragazzi e ti danno compensi in denaro in base all’utilizzo, diverse società oggi trascurano i ragazzi del vivaio. E’ un fenomeno espansosi a macchia d’olio. Altro luogo comune che a Lamezia non ci siano tecnici di livello. Non so se risulta a qualcuno che un ragazzo di San Teodoro, Massimo Augusto, che ho avuto negli Allievi, dove non giocava neanche titolare, oggi allena La “Primavera” della Sampdoria, dopo aver fatto la scorsa stagione il preparatore atletico. So di aver detto queste cose negli ultimi 30 anni fino alla noia, ma purtroppo le cose non sono mai cambiate. Perfino lo scorso anno in Eccellenza, la Vigor, fra gli over, aveva Torcasio e più tardi Villella giocatori locali. Mentre l’Isola Capo Rizzuto che ha vinto il campionato annoverava tre lametini, oltre all’allenatore e al suo vice. Ma di cosa parliamo?….”.

Altro “bello” argomento: la squallida abitudine di tesserare figli di papà nei settori giovanili, con promesse di farli giocare, beccandosi la mazzetta mensile dei benestanti genitori, peraltro “in nero”.
“Pagano tutto i genitori, alloggio compreso e magari portano pure qualche sponsor. Negli ultimi 7-8 anni è una piaga che fa male non solo al calcio. Senza rendersi conto, i genitori fanno del male ai loro figli. Potrei citare tanti esempi capitatimi direttamente, ma ovviamente non faccio nomi. In una Beretti avevo un ragazzo che aveva fatto gli Allievi nell’Inter, ma nel suo ruolo avevo Antonio Arcuri, talento cristallino. Il ragazzo mi diceva: “Mister, ma io vengo dall’Inter!”. Ho cercato di fargli capire che nel calcio devono giocare i più bravi indipendentemente da dove si proviene. Non è stato facile. Accadono episodi simili perché i genitori (tramite raccomandazioni, anche politiche, n.d.zetagi…) così illudono i figli di aver trovato un futuro importante e invece, quando la realtà brutale li “sveglia”, rischiano di trovarsi dei ragazzi depressi, disadattati. Bisogna stare attenti perché si possono creare dei “disturbi” per tutta la vita ai propri figli”.

Hai mai pensato di portare uno sponsor ad una Società di calcio per poterla allenare, come spesso si fa oggi?
“Mai. Un paio di anni fa ebbi contatti con l’Altamura che balenò una ipotesi del genere. Mi rifiutai. Non sono buono a chiederlo per me uno sponsor. Neanche ad esempio per il sito Cittasport.it, come tu ben sai. E’ un fenomeno fra i più deleteri, che consente di allenare a soggetti che non hanno pedigree e qualifiche per farlo. Se pensiamo che un allenatore deve essere innanzitutto un educatore in particolare nei confronti dei più giovani!….Come a scuola, un maestro, un professore, non può dare dieci ad un ragazzo che merita 6; figuriamoci un allenatore che non meriterebbe di allenare, con quale misura può valutare i calciatori meritevoli. E poi se tu fai giocare uno che palesemente non è bravo, lo spogliatoio non ti rispetterà più”.

Antonio Carlei
Quali sono i giocatori che ti hanno maggiormente entusiasmato fra quelli visti nella Vigor? .
“Carlei innanzitutto. Poi i fratelli Gatto, Vitale, Braggio, Tuccitto, Mazzeo, Migliaccio, Montrone, Castillo, forse il più forte di tutti, ma anche Tortora, negli ultimi anni Mancosu ”.

Ci metterei anche Tony Lio….
“Figuriamoci come no! Dei “nostri” assolutamente sì. Ma anche Bruno Miletta era un talento enorme”.

Certamente rimane in sospeso, purtroppo per sempre, ma dobbiamo pur ricordarlo, il giudizio sul talento di Giovanni Di Cello, che ha pagato un prezzo tremendo battendosi per i colori vigorini..
“Fra i migliori dei migliori, non c’è dubbio. Avrebbe avuto un futuro se non da A, da B certamente (peraltro stava per trasferirsi al Pisa di Anconetani, fresca di promozione in B…n.d.zetagi).

Fra i Presidenti chi ricordi invece?
“Quelli che non nomino è perché sono troppo loro amico e il mio giudizio non avrebbe valore. Ma dico Anastasio, Ventura, Amatruda e Mercuri che hanno oggettivamente composto gli organici più forti. Ma per passione e competenza come non si fa a citare Menniti e Dattilo, peraltro entrambi vincenti? …. Anastasio era incredibile. Non so come facesse a scovare e far venire a Lamezia certi giocatori, tutti di ottimo livello, da ogni parte d’Italia. Negli anni ‘60 poi….cioé senza la risonanza dei media o di internet come accade oggi….Un presidente giovanissimo (esordì a 23 anni!!!… n.d.zetagi) e altamente competente. Amatruda, carattere focoso, fu il mio méntore. Ventura, dal carisma impressionante, impostò una Società organizzata e rispettata da tutti. Livelli altissimi in quegli anni. Mercuri, pure lui giovane, ha portato dei campioni assoluti, coinvolgendo città e tifoseria in un grande entusiasmo”.

E fra gli allenatori, quali giudichi i più bravi?
“Spelta, Ranieri, Ardemagni, Baroncini, Sereni”.

Che idea ti è rimasta sul massacro della Vecchia Vigor e su Dirty Soccer.
“Un disastro. Nella Vigor da giocatore e allenatore ho vissuto una dozzina di stagioni, da tifoso tutte. E’ stato terribile. Ancora oggi non sono in grado di attribuire colpe e responsabilità, cosa è stato fatto o meno. C’è stata anche troppa severità da parte delle Istituzioni giudicanti verso la Vigor, è innegabile. Come lo è altrettanto che qualcosa sarà successo. Bisognava però gestire meglio il “dopo”: La serie D e l’anno scorso l’ Eccellenza….e qui le manchevolezze societarie sono state evidenti”.

Una vita ad “inseguire” la Vigor…. Adesso si è materializzata una Vigor che potresti plasmare a tuo uso e consumo…
“Già. Devo essere molto chiaro. Se riesco a imbastire un lavoro secondo dei canoni tecnici e organizzativi che prediligo, sarò di sicuro l’allenatore più felice, anche se il livello è il più basso calcisticamente. Ma in ogni caso starò vicino a questa fantastica avventura e magnifica idea che hanno avuto dei ragazzi (mi riferisco ai soci), che sto conoscendo in queste settimane e li sto sempre più apprezzando per la passione, l’intraprendenza, l’onestà intellettuale, l’umiltà, le energie che stanno profondendo, nonostante siano privi di esperienza. E vicino sarò ai miei due collaboratori tecnici. Ma sono fiducioso, si sta creando un clima bellissimo attorno a questa idea, un rinnovato senso di appartenenza che non si assaporava da tempo”.

L’obiettivo tecnico è di fare una squadra credibile…
“Certo, anche per quello che dicevo prima. A me piace costruire gioco, e per farlo occorrono giocatori capaci. Altrimenti rischierei di non essere bravo a studiare alchimie per difendermi nelle partite e speculare quindi. Ma è presto per questi discorsi, vedremo più avanti. Spero che avremo un discreto pubblico. Da quanto ho percepito, penso di sì. E spero di essere seguito  nelle mie idee e di creare un clima di lealtà e sportività ed anche cercare di divertirci. Certo mi piacerebbe molto che le cose andassero bene e poi l’anno prossimo imbastire un discorso costruttivo sul settore giovanile, storica lacuna dell’ambiente calcistico vigorino”.

IL Presidente dell’ASD Vigor 1919 Vincenzo Ammendola con Gianni Scardamaglia

C’è qualcosa che vorresti dire ancora?
“Sì, lancerei una sorta di Appello. Ai più giovani e non solo. Avvicinatevi alla nostra Società. Troverete un ambiente familiare, gradevole. E a coloro che intendono provare a giocare con l’ASD Vigor 1919, anche ai più giovani alle prime esperienze, dico di venire con grande tranquillità. La Società vi accoglierà bene e troverete me, che non sono un grande allenatore, non lo sono mai stato forse, essendomi cimentato fra i Dilettanti, ma che qualcosa può insegnarvi con la giusta comprensione e non solo dal lato prettamente sportivo e calcistico, ma potrò trasmettere altro, anche dal lato umano qualcosa che potrebbe risultare importante nel resto della vita”.

Giuseppe Zangari

*Alcune delle foto postate nell’intervista sono di Fernando Dattilo…

Articolo e foto tratte dal blog di Giuseppe Zangari epassastapalla.jimdo.com

 

About Gennaro Rubino

Gennaro Rubino nasce a Lamezia Terme il 15.04.1976. Si laurea presso l’Università degli Studi di Catanzaro il 21/07/2004, con tesi di laurea in Diritto Sportivo. Dal 2008 esercita la professione di avvocato. Dal 2007, inoltre, è Agente Fifa. Ha collaborato con diversi portali sportivi (Basketnet.it, Tuttobasket.net) e dal 2003 scrive su Cittasport.it di cui è l'ideatore, cofondatore e responsabile web.

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